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Enjoy the silence

29 Feb

Il mio silenzio prolungato sul blog è stato concomitante ad un periodo altalenante d’oppressione e libertà. Per qualche giorno sono stata schiacciata dalle necessità organizzative e amministrative: le idee si insinuavano nella testa ma venivano soffocate dalla realtà di montagne di carta. Poi ho respirato a fondo l’aria densa di odori di New Delhi dove, la sera, dopo passeggiate turistiche mattutine,  ritrovavo con gioia mia sorella in una delle molteplici mense universitarie. Il distacco dai problemi del lavoro quotidiano mi ha regalato la libertà e il piacere di una riflessione disinteressata. Questo silenzio è stato produttivo, intellettualmente vivace e appagante ed ora sono pronta a condividerne i frutti:

a) Les enfants de Stalin, Owen Matthews: Un romanzo che mi ha tenuta incollata alla pagina persino tra i sobbalzi dei tuctuc, tre ruote a gas indiani indispensabili per muoversi nella città. Uno storico racconta le sue origini anglo-russe ripercorrendo la storia della sua famiglia e l’amore impossibile dei suoi genitori sotto il comunismo di Stalin. L’oggettività della voce narrante esprime tutta l’intensità di vite lontane e al limite dell’incredibile. Un libro che invoglia a rileggere un manuale di storia. (in Italia edito da Piemme, La casa dei bambini dimenticati)

b)Un minuscolo negozio di oggetti per la casa situato all’interno della JNU University nascondeva una magnifica libreria: a prezzi stracciati disponibili i volumi della Oxford India Paperbacks. La scelta è caduta su Eastern religions & Western thought di S. Radhakrishnan, professore ad Oxford e, in un secondo momento, presidente dell’India:” To be spiritual is not to reject reason but to go beyond it. It is to think so hard that thinking becomes knowing or viewing, what we might call creative thinking. Philosophy and religion are two aspects of a single movement”

c) Sono tornata con la voglia di sognare nella routine, di viaggiare stando a casa. Presa dalla frenesia mi sono fatta un regalo: una guida speciale della mia città acquisita. Mi perdo nelle illustrazioni di Lisa Herzog per ritrovare il brivido della scoperta nella vita di ogni giorno.

Buona giornata!

La memoria non é un insieme di ricordi

3 Dic

Enseigner c’est dire espérance

Étudier fidélité

Ils avaient dans l’adversité

Rouvert leur Université

À Clermont en plein cœur de France

(Chanson de l’Université de Strasbourg)

 

All’uscita del mio corso di grammatica latina ho notato un folto gruppo di persone nell’atrio del Palais Universitaire di Strasbourg. Dei signori anziani, dal viso segnato e dignitoso erano intenti a celebrare i compagni caduti durante la resistenza al nazismo: il 25 novembre 1943 la Gestapo irrompe nella sede dislocata dell’Università di Strasburgo a Clermont Ferrand. Studenti e insegnanti sono arrestati e deportati nei campi di concentramento tedeschi. Gli studenti della nuova generazione hanno partecipato all’evento: chi per curiosità, chi per caso, chi per tradizione familiare. Il discorso di apertura di uno dei testimoni mi ha particolarmente colpito: con una voce roca e tremante ha ripetuto insistentemente che la memoria non è un insieme di ricordi. Se la memoria consistesse nella ricostruzione minuziosa dei fatti, sarebbe inevitabilmente destinata ad inaridirsi. La memoria deve spingersi oltre la concretezza degli avvenimenti. Ricordare significa tendere verso un insieme di valori universali espressi nel passato ma riproponibili nel presente. Prima della commemorazione non avevo mai notato la placca marmorea che troneggia nell’atrio. Ora, ogni mattina, salendo le scale di corsa, impegnata nel trasporto mattutino equilibrista di una pila instabile di libri virgiliani, il mio occhio girovago si posa volontariamente su questi nomi iscritti nella pietra.

http://www.unistra.fr/clermont1943/soixantehuitans.html

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