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Ricerca et gourmandise: 5 motivi per essere felice

15 Dic

Domani esami del primo semestre. Ho preparato gli esercizi e la versione da somministrare ai poveri neo-latinisti da settimane. Oggi una giornata per me e il mio amico immaginario (Virgilio):

1) La biblioteca ha ritrovato il libro che mi interessava Cosmos and Imperium di P. Hardie

2) La boulangerie sulla strada della biblioteca mi ha ulteriormente ricompensato con una baguette calda

3) La lettura del suddetto libro mi ha entusiasmato e fatto virgilianamente sognare tutta la mattina

4)  Il rito di lettura si é consumato nell’accogliente caffetteria del dipartimento di storia dell’arte, luogo topico per il suo latte e nesquik artigianale.

5) L’angoscia dello “srivere qualcosa di memorabile per un solo lettore virgiliano” si é transformata per qualche secondo in una timida speranza.

Buona giornata a tutti voi.

 

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Tesi e Ascesi

23 Nov

Comincio a dubitare del mio equilibrio psichico: dondolo sull’altalena dell’entusiasmo e della malinconia. La voglia di fare si accompagna a volte a un profondo sentimento di vuoto: le nuove responsabilità legate alla tesi e all’insegnamento rappresentano l’irrinunciabile linfa vitale del quotidiano ma, allo stesso tempo, mi pongono davanti a nuove ansie. Oggi ho partecipato a un seminario di letteratura cristiana sulle tendenze ascetiche di cristiani e pagani. Mi sono trovata a sognare di essere un Gregorio di Nazianzio in gonnella, di essere capace di migliorarmi grazie alla relazione esclusiva con una divinità non meglio identificata. Il sogno di conversione lastminute é durato pochi secondi. Il modello che rappresenta la mia attitudine di dottoranda é quello di Marco Aurelio: costante lavoro interiore per correggere le distorsioni dell’animo e del pensiero, aspirando alla perfezione logica. Questa condizione di tribolazione continua contribuisce, a volte, ad acuire le (op)pressioni esterne. Vi sottopongo la mia lista della spesa Under Pressure:

– riuscirò a gestire la paura di essere giudicata come insegnate da una ciurma di studenti madrelingua francese?

– riuscirò a scrivere anche un solo capitolo capace di rivoluzionare l’universo culturale e le attese di un singolo lettore?

– riuscirò a far percepire la bellezza della mia materia a specialisti e non specialisti?

-riuscirò a farmi strada da sola nel mondo delle conferenze internazionali a forza di abstracts e buona volontà?

-cosa diventerò dopo?

Voi avete delle angosce legate alla ricerca? Come le vivete e come le superate? Confortatemi con la saggezza della vostra esperienza e confermatemi di non essere una versione moderna di Giovanna La Pazza.

Boring classics

4 Nov

Questo semestre mi è stato assegnato un corso sulla cultura latina a Roma. Ho passato lo scorso weekend a cercare una soluzione efficace per attirare l’attenzione dei miei studenti : una full immersion nel marketing della classicità. Ho organizzato la presentazione partendo da tre domande provocatorie.

1)     Perché leggere i classici ci annoia?

2)     Cosa rende difficile l’accesso a un testo classico?

3)     Perché studiare i classici, se ci annoiano?

La mia riflessione parte dal meraviglioso capitolo «Notre style intense ou pourquoi l’ancienne poésie nous ennuie» tratto dal noto libro di Paul Veyne sull’elegia a Roma (L’élégie érotique romaine). A Veyne bisogna riconoscere l’audacia della vera onestà intellettuale: specialisti e non specialisti sono spesso ugualmente annoiati dalla lettura dei classici; questa realtà è un dato utile per la comprensione del mondo antico ed è riconducibile al divario tra i modelli estetici di referenza delle due epoche. Noi, pubblico devoto al valore estetico della sincerità, dell’esaltazione dell’interiorità autoriale, dell’affermazione dell’originalità come fuga dalle regole, siamo spaesati dalla poesia antica, fedele alla finzione del gioco letterario, all’esaltazione di valori comunitari, all’originalità intesa come virtuosismo all’interno delle regole.

I classici ci annoiano perché sono distanti dalle aspettative di un lettore moderno. Personalmente, mi sento costantemente sfidata da queste differenze; la difficoltà offre la possibilità di esercitare uno sforzo intellettuale attivo. Per dirla con le parole di un noto filosofo italiano:

“La ricerca scientifica … consiste nel tentare la soluzione dei   problemi, e il tentativo di soluzione dei problemi implica la  creazione di ipotesi, il rigoroso controllo di queste tramite fatti ben  vagliati, la proposta di alternative, il reperimento degli errori, una  discussione continua”

(D. Antiseri, Tradurre Tacito, esercizio di vera scienza in una scuola che non insegna a ragionare, “Corriere della sera”, 31 gennaio 1997).

Perché quindi studiare i classici? Sul piano umano, per il brivido intimo che ci pervade nel momento in cui, dopo ore passate sulla bibliografia, superando inaspettatamente numerosi ostacoli, arriviamo a comprendere e a “sentire” il testo. Sul piano filosofico, per esercitare una delle più antiche abilità dell’uomo, l’astrazione. Nota bene: il problema filologico ha un interesse limitato nella sua specificità ma illimitato nella sua universalità. Sta a noi l’abilità di farlo parlare del qui e dell’oggi attraverso il passato e l’altrove.

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