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Impresa umanista

4 Mar

Poco tempo fa ho assistito ad una tavola rotonda sul valore delle competenze umanistiche nel contensto industriale. Lo scambio è stato particolarmente fruttuoso. La discussione ruotava attorno a un nuovo contratto di dottorato proposto nell’ambito delle scienze umane denominato CIFRE. Il dottorando deve proporre una tematica interessante per lo sviluppo dell’impresa della quale diventerà impiegato part-time: esemplari le storie di una sociologa che ha seguito un’associazione nella presentazione dei progetti europei sull’handicap e di una storica dell’arte che lavora per il servizio comunale di valorizzazione del patrimonio. Più generalmente si è discusso della presunta incompatibilità tra ricerca umanista e logica d’impresa. I rappresentanti della camera di commercio e del network industriale alsaziano hanno presentato i profili per i quali prediligono dottori in materie umanistiche. Ecco  un piccolo bilancio finale della serata che potrebbe essere utile a chi, pur avendo fatto ricerca puramente umanistica, vuole trovare lavoro in un campo diverso dall’insegnamento superiore e universitario:

– non sottovalutarsi: presentarsi ad un colloquio con la consapevolezza di poter portare un contenuto innovativo in azienda. Dimenticare l’attitudine supplicante del “Datemi una possibilità”.

-prima del colloquio fare un bilancio delle competenze. Un dottorando in materie umanistiche si confronta con numerosi problemi e per risolverli ricorre a svariate risorse. Un bilancio delle competenze permette di identificare gli elementi di forza e aiuta ad esprimerli in un linguaggio d’impresa. Interessante questo link: http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2012/01/competenze-per-avere-successo-nel-lavoro/

– le competenze da valorizzare: gestione di un progetto nel rispetto delle scadenze; capacità di digerire grandi quantità di dati per trasformarli in basi progettuali; capacità di decostruire delle informazioni secondo fattori pertinenti per costruire modelli generali che possano essere trasferiti in diversi contesti d’impresa; capacità di elaborare secondo la necessità uno stesso concetto in 50 o 500 parole.

– le imprese cercano personale con competenze qualificate nelle scienze umane: per analisi di dati, gestione di progetti, coordinazione di progetti, gestione di cluster internazionali, accompagnamento nel processo della trasformazione d’impresa. Le imprese apprezzano la natura stakanovista di chi ha fatto una tesi di dottorato in materie umanistiche: difficile rinunciare alla risoluzione di un problema perchè abbiamo già oltrepassato le 35 ore settimanali previste.

Buona fortuna ai futuri candidati!

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Università: questione di feeling

3 Feb

Oggi ho partecipato alla giornata porte aperte destinata ai maturandi. Tra gli stand le sagome di adolescenti indecisi e speranzosi sono sovrastate dalla mole mastodontica di materiale in-formativo a loro indirizzata. Diverse considerazioni su questa esperienza:

  • in primis, molto positiva la presenza di numerose filiere triennali altamente professionalizzanti che propongono un percorso integrato tra teoria e apprendistato : ottico, artigiano, agricoltore, informatico.

  • se da una parte gli studenti possono sembrare persi nella difficoltà della scelta (Vorrei fare l’architetto, il dentista, il filosofo!), dall’altra sono attenti alla logica di mercato delle formazioni (Mi dicono che a Basilea ci sono bellissime feste e molti studenti coetanei, mi regalano due penne e pensano sia fatta. La pubblicità ingannevole non mi convince!)

  • La presenza di numerose alternative fa diminuire i candidati per le discipline umanistiche che sembrano apparentemente consapevoli della natura temeraria e precaria della loro scelta.

Mi sono interrogata sulle dinamiche della mia scelta passata: la solidità economica della mia famiglia mi ha permesso di intraprendere degli studi socialmente percepiti come “interessanti ma inutili” e intrinsecamente “elitari”. Questi anni di studio mi hanno formato come persona: ora sono capace di analizzare la scelta alla base del mio percorso universitario e comprendere i fattori che l’hanno resa possibile; sono felice perché faccio quello che mi piace, una felicità segnata dal dubbio costante sulla possibilità di diventare insegnante a lungo termine. Oggi ho cercato di non vendere un sogno: ho spiegato le difficoltà del percorso a ostacoli di una carriera da latinista o grecista, ho insistito sulla necessità di reinventarsi nel proprio immaginario per sfuggire all’incertezza. Spero di essere riuscita anche a trasmettere, almeno in piccola parte, l’entusiasmo dei primi risultati scientifici, la gioia delle prime esperienze pedagogiche:

Buona fortuna a voi, studenti di domani!


Progresso bifronte

27 Nov

La scorsa settimana ho avuto la fortuna di partecipare alla riunione di apertura del Collège doctoral européen. Sono entrata nello stato emotivo che ha caratterizzato buona parte del mio soggiorno tedesco: l’esaltazione da interculturalità. Le conferenze obbligatorie durante la mattinata sono state il preambolo ai veri momenti di scambio per antonomasia: la conversazione durante il pranzo, secondo la logica del “Ma é tuo amico? Ci hai mai mangiato assieme?”. Sono rimasta affascinata dai progetti di ricerca dei miei colleghi chimici e biologi: studio di polimeri, progettazione di nuovi materiali ecologici, test su materiali biocompatibili, costruzione di micromacchinari destinati alla compressione molecolare. Ho avuto l’impressione di camminare a braccetto con il futuro. Le l0ro tesi rappresenteranno un progresso certo nell’evoluzione scientifica europea: saranno protagoniste di  nuove scoperte o denunceranno l’impraticabilitá forzata dei percorsi analizzati. Sono rimasta stupefatta del loro interesse verso il tema nodale della prima parte della mia tesi: la realizzazione letteraria di un concetto filosofico influsice sulla sua natura intrinseca? Ho raccontato in punta di piedi  la storia di Enea e della fondazione di Roma: come possiamo essere propositivi per il futuro se siamo amaramente consapevoli di una serie di condizioni esteriori schiaccianti e a influenza negativa?

Lo scorso weekend sono stata a cinema e ho visto un film che ha aperto spunti di riflessione differenti alla domanda che mi ponevo da giorni: quale sarà l’utilità della mia tesi? quali obiettivi devo pormi?

The Black Power Mixtape mostra il valore dell’approccio umanistico nella costruzione delle idee alla base di una rivoluzione culturale. Il film mostra precisamente il cammino  intellettuale percorso dai differenti gruppi antirazzisti: l’autodefinizione della propria identità passa attraverso la mise en forme letteraria e musicale della propria personalità ideologica. Il sostegno popolare deriva contemporaneamente dalla validità del concetto forte di base che si realizza a traverso differenti forme di espressione.

Le idee non costituiscono un progresso tangibile ma rendono sensibile il tessuto sociale ai semi fecondi del cambiamento. Con la mia tesi spero di riuscire a definire in termini funzionali delle nuove categorie interpretative della realtà applicabili a contesti  trasversali: antichità e modernità. Si tratta di una speranza e non di una certezza… Abbandono la postazione tecnologica e mi ricongiungo al vocabolario di latino!

Tesi e Ascesi

23 Nov

Comincio a dubitare del mio equilibrio psichico: dondolo sull’altalena dell’entusiasmo e della malinconia. La voglia di fare si accompagna a volte a un profondo sentimento di vuoto: le nuove responsabilità legate alla tesi e all’insegnamento rappresentano l’irrinunciabile linfa vitale del quotidiano ma, allo stesso tempo, mi pongono davanti a nuove ansie. Oggi ho partecipato a un seminario di letteratura cristiana sulle tendenze ascetiche di cristiani e pagani. Mi sono trovata a sognare di essere un Gregorio di Nazianzio in gonnella, di essere capace di migliorarmi grazie alla relazione esclusiva con una divinità non meglio identificata. Il sogno di conversione lastminute é durato pochi secondi. Il modello che rappresenta la mia attitudine di dottoranda é quello di Marco Aurelio: costante lavoro interiore per correggere le distorsioni dell’animo e del pensiero, aspirando alla perfezione logica. Questa condizione di tribolazione continua contribuisce, a volte, ad acuire le (op)pressioni esterne. Vi sottopongo la mia lista della spesa Under Pressure:

– riuscirò a gestire la paura di essere giudicata come insegnate da una ciurma di studenti madrelingua francese?

– riuscirò a scrivere anche un solo capitolo capace di rivoluzionare l’universo culturale e le attese di un singolo lettore?

– riuscirò a far percepire la bellezza della mia materia a specialisti e non specialisti?

-riuscirò a farmi strada da sola nel mondo delle conferenze internazionali a forza di abstracts e buona volontà?

-cosa diventerò dopo?

Voi avete delle angosce legate alla ricerca? Come le vivete e come le superate? Confortatemi con la saggezza della vostra esperienza e confermatemi di non essere una versione moderna di Giovanna La Pazza.

Multi-turki

9 Nov

In questo blog vorrei essere capace di raccontare la mia realtà unicamente attraverso la mia professione. Non posso però dimenticare che l’amore per la letteratura antica ha influito profondamente su alcune mie scelte personali.

Ieri sera ho assistito alla serata d’apertura del festival Augenblick:  in scena il film Almanya, commedia sul tema delicato dell’emigrazione turca in germania. Durante il mio primo anno teutonico mi sono ritrovata più e piú volte a spiegare agli amici tedeschi, ingannati dal mio naso aquilino, di non essere turca ma italiana. L’ironia della sorte vuole che ieri, davanti alla scena d’addio alle coste dell’Anatolia da parte dei protagonisti, sia riuscita a sentirmi, per la prima volta, un po’ “turca” nell’animo.

Questo film mi ha fatto riflettere indirettamente sulla mia condizione di classicista emigrata. Ringrazio il destino per avermi lasciato la possibilità di scegliere: non sono stata costretta a partire da Bari, la mia cittá natale, a causa di fattori esterni ma ho avuto il privilegio di  andare via per il gusto di sperimentare.

Le mie peregrinazioni tra Italia, Francia e Germania mi hanno aiutato a guardare i classici, ed il mondo, secondo prospettive inusuali, in un percorso parallelo e complementare.

L’Italia è la terra delle origini: della mia passione per Virgilio, della famiglia, delle amicizie decennali.

La Germania é la terra del rigore: dell’approccio linguistico e prettamente filologico ai classici, della vita semplice e depurata dagli oggetti inutili.

La Francia é la terra delle sfide e dell’opportunità: della ricerca antropologico-religiosa sulla classicità, di un lavoro che mi fa sentire viva.

Grazie a tutte le persone che in questi anni in angoli diversi dell’Europa  mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno dato le energie per lavorare con passione ai mie progetti odierni.

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