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Passato, morto e risorto

4 Dic

Non mi interesso al passato per cercare di farlo rivivere ma perchè é morto. In questa attitudine non c’è alcuna teleologia della resurrezione ma piuttosto la constatazione del fatto che il passato è morto. E’ a partire da questa morte che possiamo dirne cose assolutamente serene , completamente analitiche e anatomiche, non indirizzate ad una possibile ripetizione o resurrezione. (…) Sono un medico, diciamo che sono un “diagnosticatore”. Voglio fare una diagnosi e il mio lavoro consiste ad aggiornare tramite l’incisione della scrittura qualche cosa che rappresenti la verita di cio’ che è morto.

 

Traduzione libera di Michel Foucault, Le beau danger- Entretien avec Claude Bonnefoy.

Progresso bifronte

27 Nov

La scorsa settimana ho avuto la fortuna di partecipare alla riunione di apertura del Collège doctoral européen. Sono entrata nello stato emotivo che ha caratterizzato buona parte del mio soggiorno tedesco: l’esaltazione da interculturalità. Le conferenze obbligatorie durante la mattinata sono state il preambolo ai veri momenti di scambio per antonomasia: la conversazione durante il pranzo, secondo la logica del “Ma é tuo amico? Ci hai mai mangiato assieme?”. Sono rimasta affascinata dai progetti di ricerca dei miei colleghi chimici e biologi: studio di polimeri, progettazione di nuovi materiali ecologici, test su materiali biocompatibili, costruzione di micromacchinari destinati alla compressione molecolare. Ho avuto l’impressione di camminare a braccetto con il futuro. Le l0ro tesi rappresenteranno un progresso certo nell’evoluzione scientifica europea: saranno protagoniste di  nuove scoperte o denunceranno l’impraticabilitá forzata dei percorsi analizzati. Sono rimasta stupefatta del loro interesse verso il tema nodale della prima parte della mia tesi: la realizzazione letteraria di un concetto filosofico influsice sulla sua natura intrinseca? Ho raccontato in punta di piedi  la storia di Enea e della fondazione di Roma: come possiamo essere propositivi per il futuro se siamo amaramente consapevoli di una serie di condizioni esteriori schiaccianti e a influenza negativa?

Lo scorso weekend sono stata a cinema e ho visto un film che ha aperto spunti di riflessione differenti alla domanda che mi ponevo da giorni: quale sarà l’utilità della mia tesi? quali obiettivi devo pormi?

The Black Power Mixtape mostra il valore dell’approccio umanistico nella costruzione delle idee alla base di una rivoluzione culturale. Il film mostra precisamente il cammino  intellettuale percorso dai differenti gruppi antirazzisti: l’autodefinizione della propria identità passa attraverso la mise en forme letteraria e musicale della propria personalità ideologica. Il sostegno popolare deriva contemporaneamente dalla validità del concetto forte di base che si realizza a traverso differenti forme di espressione.

Le idee non costituiscono un progresso tangibile ma rendono sensibile il tessuto sociale ai semi fecondi del cambiamento. Con la mia tesi spero di riuscire a definire in termini funzionali delle nuove categorie interpretative della realtà applicabili a contesti  trasversali: antichità e modernità. Si tratta di una speranza e non di una certezza… Abbandono la postazione tecnologica e mi ricongiungo al vocabolario di latino!

10 buone regole della traduzione da applicare alla politica

21 Nov
  1. Costanza:  la traduzione è un percorso lungo e complesso; l’impegno intellettuale è l’unico antidoto allo sconforto.
  2. Competenza: la traduzione richiede abilità specifiche. La loro perenne acquisizione è garantita solo dall’esercizio nel tempo.
  3. Lungimiranza: la traduzione vede più in là della punta del suo naso. Pazientare e leggere l’enunciato per intero sono tappe indispensabili  alla comprensione della frase.
  4. Trasparenza: la traduzione richiede onestà intelletuale e capacità di definire i propri limiti.
  5. Indipendenza: la presenza di traduzioni precedenti deve ispirare e non opprimere la creativitá del nuovo traduttore.
  6. Collaborazione: la discussione a più voci migliora la traduzione.
  7. Dubbio: un buon traduttore si pone molte domande e si trova, spesso, nell’incertezza.
  8. Scelta: nonostante le esitazioni,  il traduttore deve fare delle scelte precise, motivate, utili a  far rivivere il testo.
  9. Coerenza: nella prospettiva della preservazione della coerenza del testo, bisogna avere la drammatica consapevolezza che ogni scelta influenzerà la successiva.
  10. Passione: l’ingrediente segreto di una traduzione riuscita.

Menomale che adesso non c’è Nerone: la caduta di Berlusconi

14 Nov

L’evolversi burrascoso e tormentato della scena politica italiana mi ha tenuta incollata al monitor per tutto il weekend. Ho seguito la crisi online su diverse testate giornalistiche italiane ed internazionali. Da classicista ho notato con ironia e stupore il ruolo inaspettato della latinità in questo guazzabuglio mediatico.

1) La rifunzionalizzazione  della frase Sic transit gloria mundi (così è passata la gloria del mondo) pronunciata dall’ormai ex-premier italiano in occasione della morte di Gheddafi. Questa locuzione latina sottolinea la caducità delle cose umane e la transitorietà intrinseca del potere: secondo il rito cattolico, deve essere ripetuta tre volte davanti al pontefice neoeletto per fargli prendere coscienza della sua piccolezza davanti alla magnificenza della missione divina. Il web si è scatenato riproponendola come inno alle dimissioni del premier.

2) I titoli dei giornali gridano alla caduta dell’impero berlusconiano. Questa volta però la disfatta politica di un imperatore potrebbe paradossalmente portare al salvataggio globale dell’impero romano della modernità, la zona euro, assalita dagli incubi di bancarotta.

3)Il parallelo sostenuto dal mondo dell’economia pragmatica (i siti del Financial Times e del The Economist; N. Roubini dal suo profilo Twitter) tra Berlusconi e l’imperatore Nerone: mancanza di senso delle responsabilità, corruzione, sessualità di corte sfrenata, congiure e giochi di potere. Berlusconi sconfina nell’indecenza cantando gioiosamente in banchetti mondani, incurante della Roma finanziaria che brucia.

Un augurio all’Italia: che possa lasciarsi alle spalle gli scandali per dedicarsi a risolvere problemi.


Menomale che adesso non c’e’ Nerone
Pero’ in fondo ci sapeva fare
e per distrarli dalle cose serie
ogni domenica li mandava in ferie
tutti allo stadio a farli divertire

Quoi de neuf, docteur?

13 Nov

Questo é l’accattivante sottotitolo della mostra dedicata alla medicina a Roma dal museo gallo romano di Lione. Ho visitato la mostra in compagnia di un amico, futuro medico: effettivamente avevamo l’impressione di poterci reciprocamente avvicinare ai rispettivi domini di interesse, medicina e classicità.

I curatori hanno privilegiato un’organizzazione dei contenuti a misura del grande pubblico. Il percorso, costruito con attività interattive, insiste su tre o quattro concetti di base, posti a fondamento della medicina romana.

Io ed il mio accompagnatore, essendo parzialmente specialisti, siamo rimasti delusi da questa parentesi medico-romana.

Mi pongo quindi una domanda: come rendere i classici accessibili al grande pubblico senza sottometterli ad una banale semplificazione?

Multi-turki

9 Nov

In questo blog vorrei essere capace di raccontare la mia realtà unicamente attraverso la mia professione. Non posso però dimenticare che l’amore per la letteratura antica ha influito profondamente su alcune mie scelte personali.

Ieri sera ho assistito alla serata d’apertura del festival Augenblick:  in scena il film Almanya, commedia sul tema delicato dell’emigrazione turca in germania. Durante il mio primo anno teutonico mi sono ritrovata più e piú volte a spiegare agli amici tedeschi, ingannati dal mio naso aquilino, di non essere turca ma italiana. L’ironia della sorte vuole che ieri, davanti alla scena d’addio alle coste dell’Anatolia da parte dei protagonisti, sia riuscita a sentirmi, per la prima volta, un po’ “turca” nell’animo.

Questo film mi ha fatto riflettere indirettamente sulla mia condizione di classicista emigrata. Ringrazio il destino per avermi lasciato la possibilità di scegliere: non sono stata costretta a partire da Bari, la mia cittá natale, a causa di fattori esterni ma ho avuto il privilegio di  andare via per il gusto di sperimentare.

Le mie peregrinazioni tra Italia, Francia e Germania mi hanno aiutato a guardare i classici, ed il mondo, secondo prospettive inusuali, in un percorso parallelo e complementare.

L’Italia è la terra delle origini: della mia passione per Virgilio, della famiglia, delle amicizie decennali.

La Germania é la terra del rigore: dell’approccio linguistico e prettamente filologico ai classici, della vita semplice e depurata dagli oggetti inutili.

La Francia é la terra delle sfide e dell’opportunità: della ricerca antropologico-religiosa sulla classicità, di un lavoro che mi fa sentire viva.

Grazie a tutte le persone che in questi anni in angoli diversi dell’Europa  mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno dato le energie per lavorare con passione ai mie progetti odierni.

Classici e camembert

6 Nov

Giornalmente attraverso Rue de l’Observatoire per rientrare a casa dall’università: eleganti abitazioni da sogno si affacciano su un giardino botanico. Il manto stradale disomogeneo riproduce l’effetto “san pietrino romano”. Al tremolio della bicicletta si aggiunge un leggero prurito al naso: circa a metà strada, nei pressi dell’appartamento dalle tende rosse, le mie papille olfattive sono ogni volta inspiegabilmente stimolate da un intenso odore di camembert. La scena si ripete  col cambiare delle stagioni. Non so perché, ma mi sono autoconvinta della presenza di una pianta di camembert all’interno del giardino. Secondo l’umore, fantastico sulla sua possibile forma fisica: da canna di bambù a albero della cuccagna. Un sogno infantile, costante, dalla durata di una manciata di secondi.

Cosa hanno in comune i classici con il profumo del camembert della mia fantasia? Entrambi, a partire da una situazione identica a se stessa e altamente ritualizzata, regalano il gusto di  alternative multiformi all’intimo del mio immaginario.

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