Complessità della sintesi

8 Apr

Buongiorno a tutti,

un video di un minuto al posto del solito abstract di una pagina per poter partecipare ad una conferenza che mi interessa: questa è stata la sfida della mia settimana. Pur sapendo di non avere molte possibilità di partecipare al Tedx Paris Universités del prossimo maggio ho deciso di misurarmi con questo  cubo di Rubik del logos. Questa esperienza mi ha dato l’ispirazione per un nuovo progetto: una serie di video da 1 minuto su singoli concetti di grammatica filosofica. Per il prossimo mese ho deciso però di dedicarmi solamente alla tesi: presto raggiungerò  vecchie compagne di studi a Cambridge per un mese tutto virgiliano!

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Ornitologia della curiosità

28 Mar

M. Ozouf: “Abbiamo soppresso dall’educazione dei nostri bambini un elemento fondamentale: la noia. Oggi il programma settimanale di un bambino è pieno zeppo di cose da fare. Non c’è più spazio per gli ingredienti necessari all’amore per la letteratura: prima di tutto la noia, i lunghi pomeriggi che si prolungano senza sapere che fare, e poi, la capacità di fantasticare  intorno ai libri”.

A. Finkielkraut: “La noia, diceva Benjamin, è l’uccello che cova l’uovo dell’esperienza”

Traduzione libera da Ce qui peut la littérature, Paris 2006,  p.41.

Buona giornata!

Tecnologia classicista

22 Mar

In queste ultime settimane ho riflettuto molto sulla natura del rapporto tra uomo e macchina nella modernità. Le mie osservazioni si sviluppano nelle discussioni serali con Melanie, brillante dottoranda in biometria, ed Elodie , appassionata studentessa di storia. Un riassunto conciso delle domande che mi sono posta:

– la pedagogia si trasformerà radicalmente a causa dell’introduzione di supporti tecnologici a scuola?

Penso di no. Dal piccolo della mia esperienza didattica posso affermare che la comunicazione verbale diretta resta la maniera più chiara e parlante per veicolare un concetto. Le piattaforme pedagogiche di cui si stanno progressivamente dotando le università rappresentano uno spazio pratico dove accumulare il materiale didattico fornito a lezione. In questo caso la tecnologia facilita la diffusione ma non influisce sulla concezione del contenuto.

– la tecnologia delle lavagne luminose e  del tablet al posto del libro  rappresenta un beneficio  effettivo per gli studenti?

Dopo aver letto diversi articoli sulla rivoluzione informatica nella scuola francese, sono sempre più convinta degli effetti negativi di questo approccio. L’idea di una tecnologia aperta a tutti e utilizzabile nel quotidiano è già una realtà tra gli studenti della nostra generazione. Sorrido quando gli “esperti della pedagogia informatica” incitano la popolazione studentesca ad andare su internet. Oggi abbiamo la percezione di essere continuamente, quasi ontologicamente, connessi alla rete. Non dobbiamo apprendere a navigare ma piuttosto imparare a ritirarci in un porto sicuro dove l’iperconnettività lasci spazio ai pensieri dell’individuo. Penso che gli studenti abbiano bisogno di imparare a riflettere senza essere connessi, a costruire strutture logiche in maniera autonoma e indipendente, ad utilizzare strumenti alternativi alla rete. Mi chiedo se in Francia l’acquisto massivo di lavagne luminose e tablets per le scuole non sia legato maggiormente ad una maxi operazione industriale che ad una rivoluzione della conoscenza.

-come integrare l’utilizzo ragionato della tecnologia ad un percorso personale di ricerca?

Personalmente ho scelto di acquistare un IPAD per due ragioni: non voglio restare tagliata fuori dalla nuova logica delle applicazioni; per ragioni lavorative ho bisogno di avere sotto mano grandi quantità di documenti durante le mie trasferte a Lione e Friburgo. Per me la tecnologia resta un mezzo di organizzazione d’informazioni, non uno strumento di pensiero. Per questo reagisco con irritazione quando sento espressioni stereotipate come “la letteratura classica deve adattarsi alle nuove tecnologie per non scomparire”. La letteratura classica non deve scomparire perchè insegna a pensare, a concepire, a strutturare. Incrementarne la diffusione tramite la tecnologia è sicuramente necessario: si tratta però sempre di un mezzo e non del fine ultimo.

Penso di poter oppormi alla tecnologizzazione forzata della scuola proprio perchè conosco questi strumenti e non devo osannarli per la paura di essere tacciata di spirito retrogrado.

Spero di poter insegnare ai miei studenti la differenza tra informazione e sapere. Il sapere necessita di uno sforzo intellettuale, un’appropriazione del contenuto, una maturazione progressiva che non possiamo ottenere con un solo click.

Una lettura consigliata: L’école à l’époque de son reconditionnement technologique, Florent Gouget dans École la servitude au programme, Bulletin critique des sciences, des technologies et de la société industrielle n.10)

Pedagogia esemplare

12 Mar

In India ho assistito ad uno dei corsi di mia sorella.

Sono rimasta affascinata dalla chiarezza, dall’acume e dall’ironia di questa giovane ed elegantissima professoressa di economia indiana.

Da non dimenticare per insegnare:

-la bellezza dell’astrazione: tutto, persino una crisi economica complessa, é riassumibile tramite pochi concetti chiave. Non annoiare con dettagli inutili ma disegnare chiaramente le grande linee generali.

-la retorica dell’insegnamento: personalità e carattere da condensare in un tono di voce ritmato per tenere svegli gli studenti.

-l’autonomia di pensiero: non avere paura di esprimere un’opinione impopolare se supportata da dati scientifici: “Germans have gone mad!”

E ancora una delle mie conversazioni TED preferite: la lessicografia in tutta la sua leggerezza digitale.

Buona visione

Impresa umanista

4 Mar

Poco tempo fa ho assistito ad una tavola rotonda sul valore delle competenze umanistiche nel contensto industriale. Lo scambio è stato particolarmente fruttuoso. La discussione ruotava attorno a un nuovo contratto di dottorato proposto nell’ambito delle scienze umane denominato CIFRE. Il dottorando deve proporre una tematica interessante per lo sviluppo dell’impresa della quale diventerà impiegato part-time: esemplari le storie di una sociologa che ha seguito un’associazione nella presentazione dei progetti europei sull’handicap e di una storica dell’arte che lavora per il servizio comunale di valorizzazione del patrimonio. Più generalmente si è discusso della presunta incompatibilità tra ricerca umanista e logica d’impresa. I rappresentanti della camera di commercio e del network industriale alsaziano hanno presentato i profili per i quali prediligono dottori in materie umanistiche. Ecco  un piccolo bilancio finale della serata che potrebbe essere utile a chi, pur avendo fatto ricerca puramente umanistica, vuole trovare lavoro in un campo diverso dall’insegnamento superiore e universitario:

– non sottovalutarsi: presentarsi ad un colloquio con la consapevolezza di poter portare un contenuto innovativo in azienda. Dimenticare l’attitudine supplicante del “Datemi una possibilità”.

-prima del colloquio fare un bilancio delle competenze. Un dottorando in materie umanistiche si confronta con numerosi problemi e per risolverli ricorre a svariate risorse. Un bilancio delle competenze permette di identificare gli elementi di forza e aiuta ad esprimerli in un linguaggio d’impresa. Interessante questo link: http://crisiesviluppo.manageritalia.it/2012/01/competenze-per-avere-successo-nel-lavoro/

– le competenze da valorizzare: gestione di un progetto nel rispetto delle scadenze; capacità di digerire grandi quantità di dati per trasformarli in basi progettuali; capacità di decostruire delle informazioni secondo fattori pertinenti per costruire modelli generali che possano essere trasferiti in diversi contesti d’impresa; capacità di elaborare secondo la necessità uno stesso concetto in 50 o 500 parole.

– le imprese cercano personale con competenze qualificate nelle scienze umane: per analisi di dati, gestione di progetti, coordinazione di progetti, gestione di cluster internazionali, accompagnamento nel processo della trasformazione d’impresa. Le imprese apprezzano la natura stakanovista di chi ha fatto una tesi di dottorato in materie umanistiche: difficile rinunciare alla risoluzione di un problema perchè abbiamo già oltrepassato le 35 ore settimanali previste.

Buona fortuna ai futuri candidati!

Nietzsche a fumetti

3 Mar

Nella mia visita settimanale alla mediateca ho scovato un fumetto frutto della collaborazione tra il filosofo Onfray e il disegnatore Leroy sul pensiero di F. Nietzsche. Ecco un monito del filosofo da tenere a mente per le future letture per la tesi:

“Faresti meglio a non aprire dei libri che la tua intelligenza limitata non può comprendere!”

Buona giornata!

Itaca

2 Mar

Non ho una buona memoria musicale e spesso non ricordo le parole delle canzoni che mi accompagnano dalla giovinezza. Questa realtà mi ha regalato il privilegio di leggere i cantautori italiani, e in particolare Lucio Dalla, come scrittori e poeti. Plasmata dagli studi classici, mi sono ritrovata ad amare incondizionatamente e parallelamente una canzone ed una poesia dallo stesso titolo odissiaco: Itaca. Per voi, due passaggi scelti che rappresentano due stadi complementari del viaggio: l’eccitazione della scoperta del diverso e la melanconia della lontananza forzata.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

(Itaca, Kavafis)

Capitano che hai negli occhi
il tuo nobile destino
pensi mai al marinaio
a cui manca pane e vino
capitano che hai trovato
principesse in ogni porto
pensi mai al rematore
che sua moglie crede morto
itaca, itaca, itaca
la mia casa ce l’ho solo

(Itaca, Dalla)
Grazie a chi è capace di raccontare la concretezza della realtà umana, variabile e multiprospettica, attraverso la sensibilità di una parola poetica calibrata ed essenziale.
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