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Alla fiera dei luoghi comuni

6 Feb

Grazie all’aiuto dei potenti mezzi tecnologici del mio rifugio lionnese ho potuto scannerizzare la vignetta scarabocchiata la settimana scorsa subito dopo la formazione complementare “Marketing e produttività d’impresa” ^^

Buona settimana a tutti!

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Università: questione di feeling

3 Feb

Oggi ho partecipato alla giornata porte aperte destinata ai maturandi. Tra gli stand le sagome di adolescenti indecisi e speranzosi sono sovrastate dalla mole mastodontica di materiale in-formativo a loro indirizzata. Diverse considerazioni su questa esperienza:

  • in primis, molto positiva la presenza di numerose filiere triennali altamente professionalizzanti che propongono un percorso integrato tra teoria e apprendistato : ottico, artigiano, agricoltore, informatico.

  • se da una parte gli studenti possono sembrare persi nella difficoltà della scelta (Vorrei fare l’architetto, il dentista, il filosofo!), dall’altra sono attenti alla logica di mercato delle formazioni (Mi dicono che a Basilea ci sono bellissime feste e molti studenti coetanei, mi regalano due penne e pensano sia fatta. La pubblicità ingannevole non mi convince!)

  • La presenza di numerose alternative fa diminuire i candidati per le discipline umanistiche che sembrano apparentemente consapevoli della natura temeraria e precaria della loro scelta.

Mi sono interrogata sulle dinamiche della mia scelta passata: la solidità economica della mia famiglia mi ha permesso di intraprendere degli studi socialmente percepiti come “interessanti ma inutili” e intrinsecamente “elitari”. Questi anni di studio mi hanno formato come persona: ora sono capace di analizzare la scelta alla base del mio percorso universitario e comprendere i fattori che l’hanno resa possibile; sono felice perché faccio quello che mi piace, una felicità segnata dal dubbio costante sulla possibilità di diventare insegnante a lungo termine. Oggi ho cercato di non vendere un sogno: ho spiegato le difficoltà del percorso a ostacoli di una carriera da latinista o grecista, ho insistito sulla necessità di reinventarsi nel proprio immaginario per sfuggire all’incertezza. Spero di essere riuscita anche a trasmettere, almeno in piccola parte, l’entusiasmo dei primi risultati scientifici, la gioia delle prime esperienze pedagogiche:

Buona fortuna a voi, studenti di domani!


Dottorato e ironia: “Ma Lei cosa sta facendo?”

29 Gen

Cronache di un’insicura stabile

28 Gen

Lavoro contemporaneamente su più fronti che mi appassionano: i corsi, gli abstracts da inviare per le conferenze, la ricerca tesi, lo studio delle teorie letteraria moderne, la vita del dipartimento e del collegio dottorale europeo.

Mi sento viva, fortunata, desiderosa di vivere al massimo questi tre anni di formazione pratica e intellettuale.

Nonostante abbia piena fiducia nelle mie capacità, non riesco ad eliminare dalla mia testa la voce fuori campo dell’insicurezza e dei dubbi. Giovedì, tornata a casa da una giornata mirabolante, ho trovato tra le mail la notifica di accettazione ad una conferenza a cui desideravo molto partecipare. Per almeno due ore ho pensato fosse un errore e ho cercato mie omonime filologhe sul web. E questo è solo uno dei mille molteplici esempi della mia paranoia da dubbio.

Sono arrivata alla conclusione che questa insicurezza non dipenda dalla paura di affrontare le sfide ma sia una condizione ontologica e immodificabile del mio essere. A volte l’incertezza esistenziale si trasforma impropriamente in angoscia e non mi rende la vita facile. Altre volte, la consapevolezza dell’imperfezione, la punta d’insoddisfazione perenne davanti ad un percorso da costruire diventano degli strumenti utili: voglio acquisire sempre nuove competenze, sono pronta a lanciarmi in progetti paralleli, cerco l’assunzione di responsabilità.

Spero di mantenere nel tempo il delicato equilibrio tra l’inquietudine grigia che sviluppa le mie ansie e l’inquietudine arcobaleno che mi spinge al dinamismo.

METAGEITNIA Innsbruck 20/21.01.2012

23 Gen

Weekend dedicato allo scambio di idee tra classicisti in occasione della conferenza annuale degli istituti di filologia dell’aerea geografica del Reno superiore. Segnata dall’esperienza metereologica tedesca, non ho dimenticato di riservare un posto in valigia, tra libri e scartoffie virgiliane, ad un paio di stivali da neve: non mi sbagliavo, Innsbruck ci ha accolto avvolgendoci con fiocchi bianchissimi.  Questa escursione di lavoro si é svolta secondo i parametri del prodesse et delectare. Ho potuto:

– ritrovare il piacere del plurilinguismo, la bellezza e l’eleganza della lingua tedesca

– confermare il principio della transversalità delle idee: la lettura personale di Bergson nel treno e la bellissima conferenza di U. Eigler e R. Laemmel sulla Cena Trimalchionis hanno reso l’atemporalità (Unzeit) la protagonista concettuale del mio soggiorno austriaco.

– sorridere del passato guardando al presente: ho apprezzato le parentesi alleniane della conferenza di A. Novokhatko sull’orthoepeia nella commedia

-riassumere efficacemente un’opinione filologica nel tempo d’ingurgitamento di tartina dell’ascoltatore di turno.

Ho presentato un lavoro sulla lettura  della filosofia dell’Eneide come elemento letterario attivo e pertinente alla costruzione etica dei singoli personaggi, concentrandomi particolarmente sull’epicureismo di Filodemo di Gadara. Mi rimetto alla scrivania con la volontá di trasformare questa presentazione orale nella bozza di un futuro articolo.

Buona serata a tutti voi!

Al telefono con Allah

15 Gen

Dopo un Sabato di studio matto e disperatissimo ho deciso di concedermi una rigenerante passeggiata domenicale mattutina. A Lyon amo molto il quartiere della Guillotière: crocevia di culture e sapori della Francia multietnica. Le strade profumano di tè marocchino alla menta, gli occhi si riempiono dei colori di delicati dolci alle mandorle arabi. Sono entrata incuriosita in una libreria musulmana integrata ad un piccolo centro commerciale e ho potuto consultare dei volumi dai titoli sorprendenti: “Guida islamica al matrimonio misto”, “Il paziente ospedaliero islamico” ed infine “Parlare al cellulare secondo le regole della tradizione islamica”! Il contenuto di questi testi, il cui titolo ispirava un sorriso, era, contro ogni mia aspettativa,  ragionevole, coerente e spesso valido anche per la sottoscritta: semplici norme del buon vivere in comunità categorizzate dall’aggettivo islamico. Mi domando come sia vivere in un contesto in cui la religione costituisce l’ossatura della società, della famiglia e delle abitudini quotidiane. Mi domando se il proliferare di regole è direttamente o inversamente proporzionale ad un aumento di seguaci. E ancora, con un salto nel passato, la religione augustea aveva la stessa autorità sociale presso un cittadino romano medio?  Molte domande, voglia di trovare le prime risposte.

Puzzle intellettuale

13 Gen

“Bisogna spingere al limite la decomposizione di ciò che abbiamo in mente per riuscire ad esprimerci in termini semplici”

Traduzione libera da “La Philosophie” (1915) di H. Bergson, p.432.

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