TFA: tortura formativa attiva?

29 Lug

Giorni intensi per gli studenti italiani decisi a conseguire l’agognata abilitazione per l’insegnamento: giorni dedicati al superquizzone per materie, prima prova del TFA (il nuovo e anomalo tirocinio formativo attivo a pagamento dello studente). Numerosi sono stati i commenti sulla natura delle domande, facilmente misinterpretabili, e sulle possibili scorrettezze nell’ambito dello svolgimento delle prove.
Ho come l’impressione che la critica delle piccolezze permetta di nascondere dietro un dito la gravità della situazione generale: è evidente che il problema non è rappresentato dalle domande e dalle infrazioni amministrative possibili ma dalla natura della prova stessa.

a)Perché il quizzone a risposta multipla non serve a valutare le competenze del singolo:
La logica di un quiz iniziale di scrematura dovrebbe corrispondere alla verifica della padronanza delle competenze di base nella materia prescelta. Porre domande estremamente specifiche significa snaturare il senso della prova e lasciare grande spazio alla fortuna a discapito della competenza.

b) Perché il quizzone a risposta multipla non determina il merito:
il merito non può essere valutato in una prova ontologicamente influenzata dalla fortuna poiché incentrata sulla conoscenza di tutto lo scibile su una materia specifica. La cultura non è possesso asettico di conoscenze ma riflessione metodologica, rigore intellettuale, costanza nella formazione (attitudini valutabili con un tipo d’esame differente).

c)Perché preferisco il sistema francese:
È per questo che preferisco di gran lunga il sistema francese: concorsi statali annuali molto selettivi basati su un programma specifico nazionale. La prova richiede una preparazione annuale molto intensa che permette di giudicare la qualità dello studio dei candidati partendo dallo stesso punto di partenza. Il candidato investe molto tempo e molta dedizione su un esame che da spesso esito negativo. E’ pero consapevole dell’assoluta imparzialità della commissione d’esame.

d) Cosa comporta la promozione della logica del merito:

-lo stato deve sapersi fare garante di una selezione giusta (prove anonime, nazionali, uguali per tutti i concorrenti, unica giuria nazionale)
– il candidato deve accettare che l’adesione alla logica del merito impone di distinguere i meritevoli  dai non meritevoli (chiaramente il concetto di meritevole non è da comprendere in senso assoluto, si è meritevoli secondo i parametri stabiliti dall’esame specifico).
E ancor più difficile è accettare che, nonostante le nostre qualifiche, potremmo potenzialmente far parte dei non-meritevoli, poiché esaminati su un programma determinato da una giuria competente che non tiene conto del nostro percorso pregresso.

Un rischio che vale la pena di correre in nome di una selezione più equa, capace di far sentire chi la supera non miracolato ma ben preparato.

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4 Risposte to “TFA: tortura formativa attiva?”

  1. uqbal luglio 29, 2012 a 9:55 am #

    D’accordo sul TFA, ma poi, in realtà anche i concorsi sono anche loro una discreta lotteria: per quanto ben congegnato un concorso, soprattutto nazionale, può solo determinare l’aderenza del candidato al modello che il preparatore delle prove ha in mente. Difficilmente nell’accademia, o nella scuola, si può pensare che esista un solo modo di essere dottorando, ricercatore o docente, e che tale modo si applichi ugualmente a tutte le posizioni bandite nel Paese. Ogni scuola ed ogni facoltà non cercano il top in senso assoluto: cercano la persona migliore per le loro esigenze.
    Io preferisco quindi il modello anglosassone: nelle università anglosassoni si inviano le candidature, una proposta di ricerca, un curriculum e poi decide la facoltà in piena responsabilità. Sempre nelle scuole anglosassoni e in quelle europee le assunzioni degli insegnanti le fanno le autorità scolastiche o locali. E là sì che conta il curriculum, quel che fai come volontariato, come aggiornamento, sì che contano le attitudini personali ed umane…

    La Francia cmq forse è il Paese che i concorsi sa farli meglio, per via della sua eredità napoleonica, anche se ad inventarli in realtà sono stati i cinesi, già nel VI-VII sec d.C., e con modi sorprendentemente moderni (sai che avevano squadre di copisti che ricopiavano le prove del concorso per evitare che si riconoscesse la grafia? Portentoso, eh?)

    Cmq sui TFA ho scritto anche io un mio pezzo, con un altro acrostico…
    http://scuoleinvisibili.wordpress.com/2012/07/23/tfa-totale-fatale-apocalisse-dei-test-dingresso/

    • purpleclassics luglio 29, 2012 a 10:57 am #

      Mi ricorderò del dettaglio napoleonico per continuare a sorridere quando e se comincerò a prepare l’agrég 😀
      La grande critica mossa al sistema francese è proprio quella di voler formattare i candidati. La conquista del concorso statale diventa un obiettivo sin dai primissimi anni d’università: a mio parere, il traguardo finale influenza troppo precocemente la formazione del candidato. A conti fatti però posso dire di trovarmi spesso a contatto con titolari d’agrégation che hanno una maniera di concepire l’insegnamento completamente diversa. Non sono stati vittima della temuta formattazione/depersonalizzazione.
      Conosco il sistema anglosassone più superficialmente. Ne apprezzo alcune qualità (il concetto di autonomia a livello locale e l’idea d’insegnante-persona) ma gli riconosco alcuni grandi difetti (lo squlibrio sociale determinato dalla competitività tra scuola pubblica e privata).
      Penso inoltre che il sistema d’assunzione scolastico britannico non sia adatto al contesto attuale italiano: il concetto di responsabilità dell’istituzione locale prevede una riforma culturale oltre che strutturale.
      La trasposizione del sistema centralista francese sarebbe d’attuazione più immediata.
      Forse mi sbaglio: è sempre più facile pensare di poter reinventare in Italia le realtà che conosciamo meglio! (io vivo a Strasburgo).
      Mi piacerebbe leggere un libro sui diversi metodi per recrutare gli insegnanti in Europa. Accetto consigli ^^

      • purpleclassics luglio 29, 2012 a 11:06 am #

        *reclutare

      • uqbal luglio 29, 2012 a 11:22 am #

        Libri specifici non ne conosco…però visto che ci sono ti posto un articolo che ho scritto per NFA, dove trovi un po’ di link a siti europei

        http://noisefromamerika.org/articolo/lassunzione-insegnanti-qualit-scuole-europee

        Non credo poi che il concorso sia in grado di fare il lavaggio del cervello. Però di certo non ti permette di seguire il tuo talento fino in fondo, dovendo dirottare energie e risorse verso le forme e i contenuti voluti dal concorso. Poi, certo, rimani delle tue idee (se ne hai).
        Il sistema britannico ha dei vantaggi ma anche delle peculiarità aberranti (la scuola la decide il tuo cap, praticamente…un delirio), ma nel mondo anglosassone ci sono anche altre realtà, diverse da quelle UK (ovviamente ognuna con difetti e risorse sue proprie).

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