Archivio | luglio, 2012

TFA: tortura formativa attiva?

29 Lug

Giorni intensi per gli studenti italiani decisi a conseguire l’agognata abilitazione per l’insegnamento: giorni dedicati al superquizzone per materie, prima prova del TFA (il nuovo e anomalo tirocinio formativo attivo a pagamento dello studente). Numerosi sono stati i commenti sulla natura delle domande, facilmente misinterpretabili, e sulle possibili scorrettezze nell’ambito dello svolgimento delle prove.
Ho come l’impressione che la critica delle piccolezze permetta di nascondere dietro un dito la gravità della situazione generale: è evidente che il problema non è rappresentato dalle domande e dalle infrazioni amministrative possibili ma dalla natura della prova stessa.

a)Perché il quizzone a risposta multipla non serve a valutare le competenze del singolo:
La logica di un quiz iniziale di scrematura dovrebbe corrispondere alla verifica della padronanza delle competenze di base nella materia prescelta. Porre domande estremamente specifiche significa snaturare il senso della prova e lasciare grande spazio alla fortuna a discapito della competenza.

b) Perché il quizzone a risposta multipla non determina il merito:
il merito non può essere valutato in una prova ontologicamente influenzata dalla fortuna poiché incentrata sulla conoscenza di tutto lo scibile su una materia specifica. La cultura non è possesso asettico di conoscenze ma riflessione metodologica, rigore intellettuale, costanza nella formazione (attitudini valutabili con un tipo d’esame differente).

c)Perché preferisco il sistema francese:
È per questo che preferisco di gran lunga il sistema francese: concorsi statali annuali molto selettivi basati su un programma specifico nazionale. La prova richiede una preparazione annuale molto intensa che permette di giudicare la qualità dello studio dei candidati partendo dallo stesso punto di partenza. Il candidato investe molto tempo e molta dedizione su un esame che da spesso esito negativo. E’ pero consapevole dell’assoluta imparzialità della commissione d’esame.

d) Cosa comporta la promozione della logica del merito:

-lo stato deve sapersi fare garante di una selezione giusta (prove anonime, nazionali, uguali per tutti i concorrenti, unica giuria nazionale)
– il candidato deve accettare che l’adesione alla logica del merito impone di distinguere i meritevoli  dai non meritevoli (chiaramente il concetto di meritevole non è da comprendere in senso assoluto, si è meritevoli secondo i parametri stabiliti dall’esame specifico).
E ancor più difficile è accettare che, nonostante le nostre qualifiche, potremmo potenzialmente far parte dei non-meritevoli, poiché esaminati su un programma determinato da una giuria competente che non tiene conto del nostro percorso pregresso.

Un rischio che vale la pena di correre in nome di una selezione più equa, capace di far sentire chi la supera non miracolato ma ben preparato.

Annunci

Stop

24 Lug

We have to stop somewhere, but we also have to face the fact that any particular stopping-place is therefore our choice, and carries with it ideological implications.

Don Fowler, On the Shoulders of Giants: Interxtuality and Classical studies, MD 39 (1997),p.25.

Retorica della mobilità

4 Lug

La conversazione quotidiana con autori antichi morti e stramorti mi aiuta a superare i momenti di vuoto abissale che a volte mi stringono la gola: la struttura del pensiero umano è tendenzialmente, in maniera banale e rassicurante, uguale a se stessa nei secoli e nei secoli.
Quando sono assalita dai dubbi sul mio percorso ragiono sempre in termini antitetici. Davanti ai miei occhi si delineano due nuvolette: la prima bianca e paradisiaca, melenso melange di sicurezza e creatività; la seconda, grigia e temporalesca, all’insegna del “chissà che sarà”.
Lo studio della retorica classica mette in evidenza la preferenza squisitamente umana per la figura dell’antitesi: inquadrare la realtà in categorie opposte ed alternative è la migliore garanzia per una stabilità fittizia. Ecco davanti a noi, i buoni e i cattivi, i giusti e gli ingiusti ed, ultimamente, quelli che partono dall’Italia e quelli che restano in Italia.
Un commento senza peli sulla lingua. Sfuggiamo alla più banale delle illusioni: restare non significa forzatamente resistere per la collettività, partire non corrisponde necessariamente ad una fuga alla rincorsa dei propri interessi personali.
D’altra parte l’antitesi punta a valorizzare due termini attraverso la loro reciproca contrapposizione, si costruisce su un giudizio di valore e non di verdicità.
Teniamo a mente questo monito letterario ed umano, scovato su un libro del primo novecento:

“The unthoughtful reader frequently needs to be reminded that a sentence is not necessarily true because it is antithetical.”
J. Rossiter, The alphabet of rhetoric, 1903

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: