Tecnologia classicista

22 Mar

In queste ultime settimane ho riflettuto molto sulla natura del rapporto tra uomo e macchina nella modernità. Le mie osservazioni si sviluppano nelle discussioni serali con Melanie, brillante dottoranda in biometria, ed Elodie , appassionata studentessa di storia. Un riassunto conciso delle domande che mi sono posta:

– la pedagogia si trasformerà radicalmente a causa dell’introduzione di supporti tecnologici a scuola?

Penso di no. Dal piccolo della mia esperienza didattica posso affermare che la comunicazione verbale diretta resta la maniera più chiara e parlante per veicolare un concetto. Le piattaforme pedagogiche di cui si stanno progressivamente dotando le università rappresentano uno spazio pratico dove accumulare il materiale didattico fornito a lezione. In questo caso la tecnologia facilita la diffusione ma non influisce sulla concezione del contenuto.

– la tecnologia delle lavagne luminose e  del tablet al posto del libro  rappresenta un beneficio  effettivo per gli studenti?

Dopo aver letto diversi articoli sulla rivoluzione informatica nella scuola francese, sono sempre più convinta degli effetti negativi di questo approccio. L’idea di una tecnologia aperta a tutti e utilizzabile nel quotidiano è già una realtà tra gli studenti della nostra generazione. Sorrido quando gli “esperti della pedagogia informatica” incitano la popolazione studentesca ad andare su internet. Oggi abbiamo la percezione di essere continuamente, quasi ontologicamente, connessi alla rete. Non dobbiamo apprendere a navigare ma piuttosto imparare a ritirarci in un porto sicuro dove l’iperconnettività lasci spazio ai pensieri dell’individuo. Penso che gli studenti abbiano bisogno di imparare a riflettere senza essere connessi, a costruire strutture logiche in maniera autonoma e indipendente, ad utilizzare strumenti alternativi alla rete. Mi chiedo se in Francia l’acquisto massivo di lavagne luminose e tablets per le scuole non sia legato maggiormente ad una maxi operazione industriale che ad una rivoluzione della conoscenza.

-come integrare l’utilizzo ragionato della tecnologia ad un percorso personale di ricerca?

Personalmente ho scelto di acquistare un IPAD per due ragioni: non voglio restare tagliata fuori dalla nuova logica delle applicazioni; per ragioni lavorative ho bisogno di avere sotto mano grandi quantità di documenti durante le mie trasferte a Lione e Friburgo. Per me la tecnologia resta un mezzo di organizzazione d’informazioni, non uno strumento di pensiero. Per questo reagisco con irritazione quando sento espressioni stereotipate come “la letteratura classica deve adattarsi alle nuove tecnologie per non scomparire”. La letteratura classica non deve scomparire perchè insegna a pensare, a concepire, a strutturare. Incrementarne la diffusione tramite la tecnologia è sicuramente necessario: si tratta però sempre di un mezzo e non del fine ultimo.

Penso di poter oppormi alla tecnologizzazione forzata della scuola proprio perchè conosco questi strumenti e non devo osannarli per la paura di essere tacciata di spirito retrogrado.

Spero di poter insegnare ai miei studenti la differenza tra informazione e sapere. Il sapere necessita di uno sforzo intellettuale, un’appropriazione del contenuto, una maturazione progressiva che non possiamo ottenere con un solo click.

Una lettura consigliata: L’école à l’époque de son reconditionnement technologique, Florent Gouget dans École la servitude au programme, Bulletin critique des sciences, des technologies et de la société industrielle n.10)

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