Marionette ed estetica

10 Feb

Serata interessante al teatro de Célestins di Lione: ho visto uno spettacolo di marionette sull’acqua che ha l’ambizione di raccontare la storia della migrazione dalle campagne alla città in Vietnam. I burattinai si infilano silenziosamente nel bacino d’acqua al centro della scena e diventano l’anima silenziosa delle marionette galleggianti: questi scheletri in legno multicolore si trasformano con movimenti delicati e decisi in creature aquatiche mobili e vivaci.

Eppure, nonostante la tecnica raffinata e la scenografia inusuale, mi sono annoiata. Una noia che non deriva affatto dalla mancata attenzione del regista nei confronti del pubblico o dalla poca professionalità dei burattinai: una noia di cui sono la sola responsabile, per una forma diffusa di prigrizia estetica.

L’estetica dalla quale mi sento rappresentata è quella della modernità: amo la complessità, la frammentazione, la messa in discussione. Davanti ad uno spettacolo che porta in scena l’armonia della simmetria, della simultaneità  e della delicatezza non ho saputo come reagire.

A volte un’opera d’arte, uno spettacolo, un classico possono produrre l’effetto collaterale dello straniamento (Verfremdung). A volte bisogna farsi un po’ di coraggio e osare concentrarsi su una manifestazione artistica lontana dai nostri orizzonti di attesa.

Forte di una nuova consapevolezza, mi sono goduta la seconda parte dello spettacolo.

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