Al telefono con Allah

15 Gen

Dopo un Sabato di studio matto e disperatissimo ho deciso di concedermi una rigenerante passeggiata domenicale mattutina. A Lyon amo molto il quartiere della Guillotière: crocevia di culture e sapori della Francia multietnica. Le strade profumano di tè marocchino alla menta, gli occhi si riempiono dei colori di delicati dolci alle mandorle arabi. Sono entrata incuriosita in una libreria musulmana integrata ad un piccolo centro commerciale e ho potuto consultare dei volumi dai titoli sorprendenti: “Guida islamica al matrimonio misto”, “Il paziente ospedaliero islamico” ed infine “Parlare al cellulare secondo le regole della tradizione islamica”! Il contenuto di questi testi, il cui titolo ispirava un sorriso, era, contro ogni mia aspettativa,  ragionevole, coerente e spesso valido anche per la sottoscritta: semplici norme del buon vivere in comunità categorizzate dall’aggettivo islamico. Mi domando come sia vivere in un contesto in cui la religione costituisce l’ossatura della società, della famiglia e delle abitudini quotidiane. Mi domando se il proliferare di regole è direttamente o inversamente proporzionale ad un aumento di seguaci. E ancora, con un salto nel passato, la religione augustea aveva la stessa autorità sociale presso un cittadino romano medio?  Molte domande, voglia di trovare le prime risposte.

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2 Risposte to “Al telefono con Allah”

  1. agiodege gennaio 15, 2012 a 10:37 am #

    Proprio martedì devo dare l’esame di Islamistica! che sintonia!
    Credo che la forza del messaggio islamico sia nella sua semplicità che non si perde in questioni dottrinali. Negli hadith (i detti e fatti) del profeta si dice: “Noi saremo la religione del giusto mezzo”: l’Islam non chiede sforzi sovrumani, come amare il nemico (vedi Cristianesimo), capisce l’odio ma chiede moderazione nella vendetta, chiede il digiuno nel mese di Ramadan, ma premia anche chi sa interrompere il digiuno quando il periodo prescritto dal Corano si conclude. Questa semplicità deriva da un concetto altrettanto semplice: Dio è lì e noi siamo qui, siamo dei muslim, dei servi di Dio, i due piani sono distinti e l’obbedienza è il solo nostro compito. E’ chiaro che le religioni prescrittive come l’Ebraismo, molto dedite all’ortoprassi, forse smarriscono la ricerca individuale, ma premiano la semplicità dell’adesione e la capacità di affidamento a Dio. Il Cristianesimo è l’unica religione in cui all’uomo si dà invece massima dignità, perché lo si considera l’attimo in cui l’universo creato ha preso coscienza di sè, ma questa responsabilità, credo, a volte finisca per schiacciare l’uomo stesso e indurlo all’abbandono a favore di bisogni più elementari.

    • agiodege gennaio 15, 2012 a 10:38 am #

      *molto prescrittive come l’Ebraismo e l’Islam

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