Classici e camembert

6 Nov

Giornalmente attraverso Rue de l’Observatoire per rientrare a casa dall’università: eleganti abitazioni da sogno si affacciano su un giardino botanico. Il manto stradale disomogeneo riproduce l’effetto “san pietrino romano”. Al tremolio della bicicletta si aggiunge un leggero prurito al naso: circa a metà strada, nei pressi dell’appartamento dalle tende rosse, le mie papille olfattive sono ogni volta inspiegabilmente stimolate da un intenso odore di camembert. La scena si ripete  col cambiare delle stagioni. Non so perché, ma mi sono autoconvinta della presenza di una pianta di camembert all’interno del giardino. Secondo l’umore, fantastico sulla sua possibile forma fisica: da canna di bambù a albero della cuccagna. Un sogno infantile, costante, dalla durata di una manciata di secondi.

Cosa hanno in comune i classici con il profumo del camembert della mia fantasia? Entrambi, a partire da una situazione identica a se stessa e altamente ritualizzata, regalano il gusto di  alternative multiformi all’intimo del mio immaginario.

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